Anfore che camminano

romammirabile

luglio 2015, decima puntata

Forse già molti di voi, care lettrici e cari lettori di romammirabile, sapranno che Testaccio, noto e popolare luogo di Roma diventato ormai da anni un posto “di tendenza”, deve il suo nome alle anfore (testae in latino).

piazza Testaccio: la fontana

Il monticello, intorno alle cui pendici ci sono molti locali e un teatro sotterraneo (1), è infatti una… discarica, dove i romani antichi hanno ordinatamente – com’è loro costume – infilato i “cocci” delle anfore che servivano per il trasporto di olio e vino nelle navi che solcavano il Mediterraneo.

Pochi di voi, però, sapranno che in epoca più recente un gruppo di anfore, questa volta in marmo, ha fatto un vai e vieni tra piazza Testaccio e lo slargo davanti a Ponte Sulpicio (piazza dell’Emporio, al termine di via Marmorata). Così, inizialmente poste nella piazza a formare una fontana di anfore (opera di Pietro Lombardi, 1927), furono poi spostate per problemi di stabilità – nel 1935 – in un anonomo giardinetto sul Lungotevere, e al suo posto la piazza ospitò uno dei mercati all’aperto tra i più noti e vivaci di Roma.

Con lo spostamento a sua volta del mercato nello spazio antistante l’ex Mattatoio (tra piazza Giustiniani e via Galvani), e liberata quindi la piazza, le anfore hanno reclamato il ritorno al loro luogo d’origine, vicine alle anfore antiche, e hanno messo le gambe: degli operai, s’intende, i quali pezzo a pezzo le hanno trasportate e gloriosamente rimontate al centro di piazza Testaccio tra il 2014 e il 2015.

Andate a visitarle: fanno una bella figura, circondate, lungo tutto il perimetro della piazza, da comode panchine e da tavolini che invitano alla sosta e alle chiacchiere.

Già dotata di un bel corredo di platani, la piazza ha ricevuto in aggiunta dei giovani alberi di Jecaranda mimosifolia, che adesso fioriscono con i loro grappoli blu-violetto quasi fosforescente.

fiori

Se poi, appagati dalla sosta all’ombra e dall’acqua freschissima della fontana di anfore, desiderate concedervi un caffè o le altre piacevoli offerte di un bar, non siate pigri e tornate nella vicina via Marmorata: all’incrocio con via Manlio Gelsomini e accanto al palazzo delle Poste (opera mirabile di Alberto Libera) vedrete un antico tram “parcheggiato” davanti a un giardinetto – con banani, pruni, rose e altri fiori e piante ornamentali -: è il “Tram-Depot”, un bar ricavato dalla cabina di un vecchio tram romano di quelli verde scuro e verde chiaro, per intenderci.

bar “Tram-Depot”

Sedetevi intorno a uno dei tavolini in ferro battuto – sedie e tavoli in uno stile un po’ delabré, come lo sono le gabbie (vuote) appese agli alberi – e concedetevi una riflessione sulla mutevole apparenza e sostanza delle cose.

“Tram-Depot”: tavolini all’aperto

nota

  1. Il labirintico e affascinante “Teatro di Documenti”, fondato nel 1981 da Luciano Damiani, Luca Ronconi e Giuseppe Sinopoli, è stato scavato sotto il monte Testaccio (via Zabaglia 42) – www.teatrodidocumenti.it

Laura Scarino e Rosalba Conserva

foto di R. Conserva

impaginazione a cura di Carlo Bonotto

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