Adotta una siepe

romammirabile (quinta puntata) 

Adotta una siepe

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care amiche, cari amici di romammirabile,

il bello di una siepe non è tanto (non è soltanto) ciò che dichiara l’ammasso di specie vegetali, ma ciò che allo sguardo veloce e distratto essa nasconde.

Nel loro essere ‘di confine’ (ambienti di transizione tra due ecosistemi), le siepi – scrive Andrée Bella – “rappresentano grandi fonti di biodiversità, vere e proprie fucine della vita delle specie più diverse, riparo e nutrimento di una gran quantità di esseri, lucertole e ramarri, capinere, fringuelli, cinciallegre e molti altri. Fra i cespugli, se ci mettessimo a guardare nelle diverse stagioni, potremmo avvistare oltre cento diversi tipi di uccelli, un frullare di ali e piumaggi, e colori, e trilli canori tutti diversi…”.

Questa descrizione è tratta dalla prima di tre “passeggiate filosofiche” di Andrée: quella al Parco Nord – periferia Nord-Est di Milano -, luogo abbandonato negli anni passati, divenuto discarica, poi parco comunale.

E anche noi, filosofeggiando con i nostri amici, di siepi ne abbiamo trovate, e tante. Ci è venuta così l’idea di suggerire ai nostri lettori una passeggiata alla ricerca di una siepe, di adottarla e di andarla a visitare nel corso di tutto l’anno.

Una siepe selvatica però!, non di quelle curate e potate dai giardinieri dei numerosi giardini romani.

Ma, direte voi, dove la troviamo una siepe selvatica a Roma?

Niente di più facile.

Prendete la metropolitana linea A e scendete alla fermata Colli Albani. Ad onta del nome, vi troverete circondati da palazzoni alti 8-10 piani, ferventi di vita e di commerci, ma di siepi nemmeno l’ombra. Voi dirigetevi verso l’ingresso della Caffarella ed entrateci. Da lì in avanti camminate e guardatevi attorno. Siete nel Parco archeologico dell’Appia Antica, in quella che fu una tenuta agricola e che è adesso un pregiatissimo bene comune per gli abitanti del quartiere e della città.

siepi3siepe con vista su palazzi, e viceversa

Incamminatevi in questo lembo di campagna romana miracolosamente preservato, e scegliete, tra le molte che troverete, la vostra siepe. Nel variare delle stagioni, ammiratela nella duplice esposizione, verticale e orizzontale, dei rami; nella giusta stagione raccogliete more e nocciole, ma con cautela, evitando di disturbare la crescita degli arbusti e i probabili ospiti, svolazzanti e terrestri.

Se non avete tempo e voglia di andare fino alla Caffarella, guardate con attenzione nei dintorni di casa vostra: ci sarà pure qualche giardino incolto, un qualche luogo (per adesso) abbandonato, ‘di confine’ tra strade e palazzi, dove certamente ha guadagnato terreno qualche rigogliosa siepe selvatica. Sta lì, cresce da sé, non ha bisogno di essere ‘educata’ se non dal vostro sguardo ammirato.

Insomma, adottatela.

Laura Scarino e Rosalba Conserva

impaginazione a cura di Carlo Bonotto

fotografie di Carlo Bonotto (titolo e ruderi) e Laura Baldazzi(siepe e città)

consigli in sintonia

da leggere:

A. Bella, Socrate in giardino. Passeggiate filosofiche tra gli alberi (Ponte alla Grazie 2014)

Walt Whitman, Foglie d’erba

da vedere:

Il giovane favoloso”, film di Mario Martone (2014)

marmellata di more

  1. ricetta di Mara Alò

Ingredienti: i Kg di more, 400 gr. di zucchero, un limone spremuto.

Lavate le more, mettetele in un recipiente con lo zucchero e lasciate macerare per una notte. Al mattino, spremete il limone, mescolate il tutto e fate cuocere a fuoco moderato per almeno tre quarti d’ora. Per provarne la giusta cottura, mettete in un piattino un cucchiaio di marmellata, fatela raffreddare e, se non scivola, vorrà dire che è cotta.

  1. ricetta di Franca Mauloni

Lavare le more raccolte, farle scolare, metterle a cuocere; quando si sono un po’ ammorbidite passarle (con il passaverdure) in modo da eliminare i semi. Quindi rimetterle sul fuoco con lo zucchero, meglio quello di canna; la proporzione dovrebbe essere di 1 a 1, ma la proporzione può variare in relazione al gusto (occorre assaggiare!). Tempo di cottura? La consistenza della marmellata può variare anche in questo caso in relazione al gusto e allo scopo (meno consistente se sarà utilizzata per una crostata); si può versare una goccia di marmellata su di un piatto e, una volta fredda, vedere se cola oppure no, in questo caso è cotta.

È bene non eccedere in consistenza, perché una volta fredda potrebbe diventare troppo dura.
Invasare in barattoli sterilizzati e coprire con un velo di liquore.

da seguire on line:
– sito web del
Comitato per il parco della Caffarella
Pagina FB del medesimo
– Per gli amanti degli uccelli e delle foto naturalistiche, il gruppo FB (chiuso)
Emozioni in Caffarella

siepi1siepe con ruderi

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